La retina come potenziale biomarcatore precoce dell’Alzheimer
La retina è il tessuto nervoso interno dell’occhio che raccoglie le immagini trasformandole in impulsi elettrici da inviare poi tramite il nervo ottico al cervello, di cui è quindi a tutti gli effetti una sua estensione.
Secondo alcuni ricercatori inglesi, specifici cambiamenti nella parte periferica del nostro sguardo sarebbero potenziali biomarcatori di Alzheimer (AD) che consentirebbero di prevedere la degenerazione cognitiva.
In particolare, l’analisi con uno strumento di imaging retinico condotta su 56 pazienti AD e 48 soggetti sani (HC) evidenzia nelle persone con Alzheimer una maggioranza di formazioni ialiniche o lipidiche, chiamate drusen, e vasi sanguigni più larghi vicino al nervo ottico che poi tendono ad assottigliarsi verso la periferia retinica.[1]
Sono necessari ulteriori studi al riguardo, ostacolati dalla prospettiva metodologica attuale. Infatti, la diagnosi clinica si basa ancora su criteri del 1984, quando i marcatori fisiopatologici di AD non rientravano nella procedura.
Inoltre, solo nove persone con Alzheimer e 14 soggetti sani si sono sottoposti alla visita di controllo, per cui oggi le conclusioni sulla vascolarità retinica sono solo di natura qualitativa.
Affidarsi a una semplice visita oculistica per prevenire l’AD è ancora un sogno nel cassetto, una sfida sociale, economica e morale che aspetta di essere realizzata in futuro.
Note
- Festari Cristina, 5 luglio 2018, Sarà possible diagnosticare l’Alzheimer analizzando l’occhio?, Centro Alzheimer. RIcerca per la cura. Sito del Laboratorio di Neuroimmagine e Epidemiologia Alzheimer. IRCSS Centro San Giovanni di Dio Fatebenefratelli di Brescia, www.centroalzheimer.org/sara-possibile-diagnosticare-lalzheimer-analizzando-locchio/