Non si può ancora curare, ma molto si può fare per prevenirlo e rallentarne il decorso
Dal 1994 il 21 settembre si celebra in tutto il mondo la giornata internazionale dell’Alzheimer per promuovere iniziative dedicate alla condivisione di informazioni su un argomento che solo in Italia presenta circa un milione di casi. Si tratta della forma di demenza più diffusa al mondo che porta ad un lento declino delle capacità di memoria, del pensiero e del ragionamento stravolgendo a poco a poco la vita non solo di chi ne è colpito con la progressiva perdita di autonomia ma anche dei famigliari al suo fianco che gestiscono la situazione con tanto impegno ed energia. Parliamo solo oggi di 40 milioni di persone in media sopra i sessant’anni e, oltre gli ottanta, di un anziano su quattro ma, visto l’aumento dell’aspettativa di vita della popolazione, sono numeri destinati a crescere e raddoppiarsi sempre di più con il passare del tempo. Le terapie a disposizione sono in grado solamente di attenuare alcuni sintomi senza avere un reale impatto significativo sul progressivo declino cognitivo dei pazienti ma, anche se curare non è possibile, è importante condividere informazioni e conoscenze sulla prevenzione per costruire giorno dopo giorno un futuro migliore.
Innanzitutto, il nostro cervello riesce a mantenersi giovane e sano con una dieta equilibrata che comprenda verdure a foglia verde, bacche, noci, semi e cereali integrali ricchi di fibre limitando invece l’assunzione di zuccheri e di lipidi complessi. In particolare, nelle fasi iniziali dell’Alzheimer è molto importante supportare l’alimentazione con integratori specifici come, per esempio, non solo quello della Colina che migliora l’attenzione del paziente ed aiuta a preservare le proprietà del sistema nervoso ma anche in generale di tutte le vitamine, soprattutto quelle del gruppo B e D, di antiossidanti, omotaurina, selenio e curcuma contrastati invece nella loro azione benefica dall’uso di alcol, nicotina e caffeina1. Fondamentale poi è il movimento: anche una semplice camminata di venti o trenta minuti al giorno, possibilmente lontano dal caos cittadino, è un potente stimolatore naturale dell’ormone della felicità, le endorfine, che riducono la percezione del dolore e dello stress donando enorme beneficio alla nostra salute. Dormire poco e male invece aumenterebbe il deposito… della Beta amiloide, che porta lentamente alla degenerazione neuronale. Numerosi studi epidemiologici infatti confermano una stretta correlazione tra il rischio di sviluppare demenza ed una cattiva qualità del sonno, in genere tanto sottovalutato, ma in realtà tanto amico della nostra salute e soprattutto del nostro cervello.
Esistono delle terapie in grado di rallentare, soprattutto nella fase iniziale, l’evoluzione dei sintomi e comprendono la stimolazione cognitiva, un trattamento psico sociale con lo scopo di contrastare gli effetti dell’Alzheimer favorendo i meccanismi di compensazione con l’esercizio della memoria, dell’attenzione, del linguaggio, della gestione del denaro e dell’orientamento spazio-temporale; la stimolazione magnetica transcranica, ovvero un dispositivo costituito da una o due bobine di rame posizionato su una zona del cuoio cappelluto del paziente in cui produce brevi impulsi magnetici innescando cambiamenti nell’attività neuronale per modificare le attività indesiderate del cervello; ed infine la stimolazione cronica a corrente diretta dove una debole corrente elettrica di intensità costante e non percepibile dalla persona viene posta sul capo del paziente tramite una coppia di elettrodi rivestiti di spugna per stimolare le diverse parti del cervello. Nonostante la ricerca sia in costante crescita, la comprensione effettiva di un disagio tanto diffuso sembra essere ancora un sogno lontano. Se dunque le cause di Alzheimer non sono ancora chiare, provando ad adottare una visione a lungo termine, sappiamo che aldilà di una predisposizione genetica anche l’ambiente e lo stile di vita adottato possono avere un impatto notevole sul benessere personale. Il cervello è proprio come un muscolo ed in quanto tale va allenato per esempio con esercizi mnemonici, imparando una nuova lingua straniera o uno strumento musicale, mettendosi alla prova nel confronto con gli altri, esplorando nuove strade per testare il proprio senso dell’orientamento, ragionando ludicamente su un cruciverba o anche semplicemente leggendo. Sono tanti spunti che in età avanzata possono sembrare una montagna insormontabile da scalare, ma basterebbe anche solo una piccola attività praticata con costanza, pure una semplice chiaccherata al parco con la vicina di casa, e come la goccia con il tempo riesce ad avere la meglio sulla dura roccia anche la vita di ognuno di noi, scelta dopo scelta può sempre imboccare la migliore delle strade. È importante abbracciare uno stile di vita sano che mantenga la mente viva e curiosa perché proteggersi è possibile e la prevenzione è la migliore delle medicine.