Uno stile di vita sano può prevenire o ritardare l’insorgenza dell’Alzheimer nel 40% dei casi, secondo le ultime evidenze scientifiche.
Le demenze rappresentano un’emergenza globale a livello sociale ed economico con un impatto significativo sulla vita delle persone coinvolte, ma c’è una buona notizia: proteggersi è possibile grazie ad una serie di buone abitudini da integrare nella propria vita quotidiana.
La prevenzione dell’Alzheimer, ma in generale tutti gli accorgimenti che vogliono preservare la salute del cervello, richiedono una visione olistica in grado di tenere in considerazione benefici e svantaggi di uno stile di vita che, secondo la scienza dell’epigenetica, può concorrere al deterioramento delle capacità cerebrali.
Per mantenere la mente attiva e proteggere le sue funzioni dall’invecchiamento è dunque fondamentale:
- la stimolazione cognitiva, possibile grazie ad attività di allenamento della memoria,
- l’esercizio fisico, che riduce il rischio di patologie vascolari e metaboliche legate alle demenze,
- la socializzazione, che con iniziative di gruppo promuove il benessere emotivo,
- una dieta equilibrata e ricca di nutrienti, come suggerito dal FINGER Study1.
Luca Cipriani, direttore geriatria ASL Roma 1 e vicepresidente Sigot, spiega che «La letteratura scientifica sull’Alzheimer identifica dodici fattori di rischio modificabili: istruzione inadeguata, ipertensione, deficit uditivo, fumo, obesità, depressione, inattività fisica, diabete, scarso contatto sociale, lesioni cerebrali traumatiche, abuso di alcol, inquinamento atmosferico. Il rischio potenzialmente modificabile è del 40 per cento2».
Per contrastare le cause del declino sarebbe quindi opportuno:
- mantenere la pressione sistolica sotto i 130 mmHg nella mezza età,
- migliorare la qualità del sonno,
- favorire un’adeguata istruzione,
- proteggersi da traumi cranici,
- limitare l’esposizione a fumo e inquinamento,
- evitare obesità e diabete,
- contenere il consumo di alcol,
- utilizzare apparecchi acustici quando necessari,
- valorizzare il ruolo della geriatria nella presa in carico della persona anziana.
La cura dell’Alzheimer purtroppo oggi non esiste, ma nel 40% dei casi si può ritardare la comparsa dei sintomi, che in Italia coinvolgono circa sei milioni di persone direttamente o indirettamente.
Considerando l’aumento dell’aspettativa di vita, scegliere uno stile di vita sano, allenare la memoria e coltivare relazioni sociali è più importante che mai. Basti pensare che oggi oltre il 40% degli over 75 vive da solo, con rischio di isolamento e declino cognitivo.
Andrea Fabbo, direttore Geriatria AUSL Modena e vicepresidente Sigot, afferma: «La demenza è una sindrome ad alto impatto, che aumenterà nei prossimi anni creando ulteriori difficoltà e stress nelle famiglie viste le complicanze comportamentali (agitazione, problemi del sonno).
Si deve quindi:
- potenziare l’assistenza domiciliare e nelle strutture (il 70% dei 350.000 ricoverati nelle RSA ha una forma di demenza);
- costruire una rete di supporto per persone con demenza e caregiver3.
In Italia si contano 1 milione di pazienti, 900.000 soggetti con MCI (Mild Cognitive Impairment) e 4 milioni di familiari o assistenti. Secondo il Report ISS 2024, la spesa annua per la demenza è di 23 miliardi di euro, di cui il 63% è sostenuto dalle famiglie4.
Il geriatra Andrea Fabbo sta lavorando, insieme al Ministero della Salute, a un nuovo Piano Nazionale Alzheimer (l’ultimo risale a oltre dieci anni fa). Nel frattempo, grazie al fondo nazionale di 35 milioni di euro, è possibile proseguire i progetti per rafforzare la rete dei centri per i disturbi cognitivi.
Note
- Redazione Salus, 24 maggio 2024, Demenze, prevenzione possibile nel 40% dei casi: il vademecum, Quotidiano Nazionale, https://www.quotidiano.net/salute/news/demenze-prevenzione-possibile-nel-40-dei-casi-il-vademecum-htwc1fpj